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Viaggiare è sempre stato il mio tarlo fin da giovanissimo, m’incantavo ore con in mano l’atlante, cercando di immaginare che strani popoli e paesaggi si celassero dietro quelle righe tratteggiate e quelle colorazioni geofisiche.

In generale la natura, compresa quella celata nell’uomo, mi affascina e seduce senza alcun rivale, qualsiasi espressione naturale e in qualche modo istintiva mi attira, dettata da una curiosità innata, che vorrei erigere a stile di vita, il più possibile.


Fotografare non è una passione legata all’oggetto e alle sue potenzialità tecniche, di cui tra l’altro m’interesso pochissimo, ma piuttosto un  tentativo personale di congelare per sempre un istantanea di vita, un immagine dello spirito di tutte le cose, una sorta di strategia per fermare un istante, lo scorrere degli eventi e il suo continuo distruggersi e rinascere; ciclo naturale della vita che, nel suo senso olistico, a volte spaventa e a volte meraviglia.


Ho sempre viaggiato cercando di non appoggiarmi a strutture organizzate, scindendo sempre ciò che è il viaggio dalla vacanza. Il viaggio come esperienza di vita, che modifica chi lo vive, anche se spesso il cambiamento non è, che una sfumatura poco percepibile.

La cosa più affascinante è trovarsi in situazioni nelle quali non avresti mai immaginato di ritrovarti e comportarti normalmente e con logica per poi realizzare, una volta finito tutto, la loro magia e la loro unicità.

A volte sento la pressione morale di viaggiare, una specie di eccitazione che spinge a cercare un frammento di autenticità, prima che tutto travolga tutto, appiattendo ogni diversità o comunque contaminandola.

Viaggiare non fa che accelerare questo processo inevitabile, ma è la prima volta nella storia, che in un paese industrialmente evoluto, una qualsiasi persona può permettersi, seppur con qualche sacrificio, di recarsi dall’altra parte del mondo per toccare con mano l’opposto, il diverso.

Comun denominatore il triste realizzare, che tutti si stanno inginocchiando all’errato modo di vedere le risorse e le ricchezze culturali, inesauribili e sfruttabili anziché valorizzabili.

Il paesaggio può donare forza, identità e in un certo senso anche ricchezza, oltre che essere un immenso patrimonio.

Sono fermamente convinto che la conoscenza e lo studio reciproco, siano la chiave per la convivenza e la possibile soluzione per risolvere le emergenze legate alla nostra impronta ecologica.


Detto questo, le presenti sono solo foto, foto scattate nel mio stato naturale, di curioso viaggiatore che ha voglia di emozionarsi, stupirsi e capire.

FILOSOFIA DI VIAGGIO